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    08/02/2023

Fenestrelle, il sogno del Parco e le occasioni perdute

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-IlCommento_fenestrel.jpgAVELLINO – (Red.) Sarà dedicata all’istituzione del Parco urbano intercomunale del Fenestrelle la prima seduta del 2022 del Consiglio comunale di Avellino in programma domani, lunedì 24 gennaio, con inizio alle ore 15.30.

Un argomento su cui relazionerà l’assessore all’Urbanistica Emma Buondonno che sarà chiamata a spiegare gli indirizzi dell’amministrazione su una questione di grande rilievo per la difesa ambientale del territorio urbano su cui pesa la spada di Damocle di un inquinamento tra i più alti d’Italia.

Un vero e proprio grattacapo che rischia di ostacolare non poco, ai di là dei ritardi di varia natura che contraddistinguono il percorso per la realizzazione del parco, il reboante proclama “Avellino diventerà una città giardino” che, all’inizio della attuale legislatura, la stessa Buondonno fece con molta nonchalance senza darvi mai un seguito concreto e senza un minimo di dibattito e di confronto nell'assise cittadina. Ma tant’è.

Per rinfrescare un po’ la memoria a quanti hanno poca dimestichezza con la storia urbanistica della nostra città riproponiamo l’articolo che Antonio Di Nunno, il sindaco-giornalista scomparso prematuramente il 3 gennaio del 2015, scrisse per il nostro giornale nel 2013 andando all’origine del progetto Parco Fenestrelle.

*  *  *

Non è certo per caso che la città di Avellino si sia sviluppata, almeno fino all’ultimo dopoguerra, come una struttura lineare che l’ha fatta crescere come una striscia di cemento e tufo al centro di una vallata verdissima. Se l’origine dell’agglomerato urbano sta tutto nell’allineamento di cortine edilizie sui lati della borbonica statale delle Puglie, girando persino attorno all’Avellino medievale – la cosiddetta collina della Terra – i confini dello spazio vero della comunità avellinese sono quelli imposti dalla natura, e cioè da due torrenti che, portando da Ovest ad Est le acque che scorrono dai monti e dalle colline che circondano la conca di Avellino, delimitano il territorio cittadino: sono il Fenestrelle a Sud ed il San Francesco a Nord.

Con la differenza che il Fenestrelle scorre sul fondo di un vallone con una sorta di incisione profonda una ventina di metri; vallone che ha segnato per tantissimo tempo l’invalicabile confine per l’espansione edilizia verso Sud perché il dirupo naturalmente poco si prestava ad iniziative edilizie. A differenza del torrente San Francesco che non riuscì a fare da argine al cemento che avanzava dopo la fase di mera ricostruzione postbellica di fine anni Quaranta.

Nella parte Nord della città ci fu una vera e propria aggressione edilizia attorno ad un’area di proprietà del Comune (oggi Piazza Kennedy) utilizzata prima per il deposito delle macerie prodotte dai bombardamenti e successivamente (dal 1959) come area di stazionamento degli autobus. Il vallone del Fenestrelle, che in epoca borbonica – prima metà dell’Ottocento – ebbe finalmente un ponte che lo scavalcasse e desse ad Avellino un’ipotesi di collegamento nuova con Salerno; ponte che però non riuscì a determinare se non nel secondo dopoguerra (e per l’edilizia del piano Iacp) la crescita della città verso Sud.

Che proprio in quel periodo ci sia stato l’assalto alle aree fabbricabili disponibili dipese anche dal fatto che, come si è sempre detto nel dopoguerra, il Piano regolatore preparato per la città dall’architetto Valle (una delle migliori professionalità del ramo durante il periodo fascista) era andato perduto nella bufera dei bombardamenti. Vero? Falso? E chi lo sa. Di certo c’è che Avellino ricostruì e cominciò ad espandersi con il Piano di ricostruzione cui la città fu obbligata dalla legge. E quel piano non poteva naturalmente che imporre delle soluzioni semplici, quelle che prevedevano tante case, pochi servizi e poco verde.

Come si poteva, in queste condizioni, pensare al vallone, al verde, alle difese idrauliche? Eppure tra le scartoffie del Comune qualcosa  è venuta fuori su quello che poteva essere il destino del vallone Fenestrelle. Così come se si guarda al passato si trova qualcosa di significativo su quello che poteva essere il futuro di queste aree. Nel 1913, non proprio ieri, un tecnico (la firma è di un ingegnere Cucciniello) prefigurava un belvedere su quella che oggi è via Pironti, terreno dove l’edilizia occupò tutto negli anni Cinquanta. Meno lontano nel tempo, ma ugualmente irrealizzato, fu un altro “sogno”: la creazione di un ampio parco alle spalle dell’allora funzionante caserma del distretto militare e limitata da Est dall’oggi inglobato su entrambi i lati ponte di Montesarchio.

L’ipotesi di questa “valorizzazione verde” di un’area poi devastata dall’edilizia venne da un giornale poi dimenticato: Irpinia Nuova. Eppure anche questa soluzione è stata poi ripresa, sia pure parzialmente, dall’ultimo Piano regolatore. Mentre il fondovalle Fenestrelle – un “solco” largo una quarantina di metri – ha avuto sempre una ipotesi di utilizzazione: da “verde attrezzato” ipotizzato dal primo (1970) Prg della città, quello redatto dal professor Marcello Petrignani; poi a “strada-parco” nell’aggiornamento post sisma del Piano ad opera dello stesso Petrignani. Infine, con il Piano redatto dall’architetto Augusto Cagnardi, il fondovalle Fenestrelle diventa, nelle previsioni, un parco le cui aree (oltre seicentomila metri quadri)  diventano di proprietà del Comune in cambio di un minimo diritto di cubatura (la cosiddetta “perequazione”) da realizzare secondo previsione ai bordi del vallone. Già con il parco del Fenestrelle Avellino passerebbe dagli attuali quattro metri e mezzo di verde pubblico per abitante (tra le ultime città italiane nel settore) a quattordici metri quadri per abitante.

Naturalmente il contesto del Fenestrelle significa tante cose insieme. Il solco che accompagna il capoluogo irpino per tutta la sua lunghezza è innanzi tutto un pregevole e notevole sito agricolo, sito che va considerato tutt’uno con le pareti del vallone (alte più di venti metri). Discorso a parte va fatto per il torrente che in caso di piena esonda sulla stretta pianura che lo accompagna fino alla confluenza nel fiume Sabato; ma ancor prima, dove il lungo torrente è stato già sistemato a parco, il Fenestrelle non solo riceve le acque del torrente San Francesco proveniente dalla zona del castello longobardo (ci sarà pure una ragione se la struttura difensiva della città vecchia fu collocata proprio dove confluivano i due torrenti che di fatto delimitavano, rendevano difficilmente attaccabile e “stringevano” il territorio cittadino) ma va a ricevere le acque del torrente Schio provenienti dalla zona di Bellizzi.

In questo punto (zona “Puntarola di Avellino) perpendicolarmente all’asse del torrente c’è – come una barriera – un blocco di case che nell’eventualità di una piena o di un’esondazione sarebbero l’unico sbarramento. Dopo questo punto il torrente entra in Atripalda e nel fiume Sabato dove, presso il casello autostradale Avellino Est, è in funzione il depuratore a servizio della prima parte delle fognature della Valle del Sabato la cui rete – realizzata negli anni Settanta del secolo scorso – nacque quando la Cassa per il Mezzogiorno passò all’attuazione del gigantesco progetto di depurazione delle acque del golfo di Napoli (depuratori a Cuma, Sarno, Solofra, Pianodardine di Avellino, Fisciano). Da ricordare che un tratto del collettore delle fognature dei Comuni posti ai piedi del monte Partenio corre illogicamente in maniera parallela al torrente Fenestrelle dove già una volta è stato interessato da una frana.

È evidente, per quanto fin qui detto, che il progetto-Fenestrelle inteso come parco presenta contemporaneamente problemi agricoli, idraulici, ambientali (entrando nel territorio del Comune di Avellino il Fenestrelle attraversa un’area artigianale e produttiva del Comune di Mercogliano con officine meccaniche, autorimesse, attività di carrozzeria ecc.  con acque che non vanno immesse nel torrente proveniente dalle alture di Monteforte Irpino mentre le stesse abitazioni di contrada Bagnoli – altre colline di Avellino – sono al momento sprovviste di fogne nere i cui proprietari spesso comunque non svuotano i pozzi neri).

Si tratta, come si vede, di un lavoro titanico da compiere. Come si sta tentando di fare sul torrente che passa a Nord della città: il San Francesco. Nei pressi dell’autostazione sta per nascere un grande parco e proprio nei pressi dell’autostazione il torrente ha subito una deviazione. Dopo pochi metri il torrente – e per quasi due chilometri – è intubato e contenuto da micidiali mura in cemento armato. Cosa c’è in quello scatolone? Chi garantisce sulla sua pulizia?

Due parchi, due torrenti, due sogni. Si fosse cominciato rispettivamente nel 1913 (Fenestrelle) o nel 1962 (San Francesco) tutto sarebbe stato diverso. Oggi c’è chi non sa nulla di questi due sogni…

 

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