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    05/02/2023

L’intervento/Dal recupero della centralità una Avellino diversa

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Attualita_torre_orologio.jpgAVELLINO – Ospitiamo un intervento di Maurizio Galasso, uno dei relatori al convegno di Ossigeno tenutosi nello scorso mese di marzo sul tema dell’inquinamento in città.

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Credo che molti ricorderanno la città giardino di Tonino Di Nunno, una visione premonitrice delle problematiche della città. Al convegno di Ossigeno “Smog, che fare?” di fatto è stata ripresa l’intuizione di Tonino Di Nunno e riportata, insieme ad altre, come programma per le future amministrazioni comunali.

Ma non è solo questo che caratterizza la proposta di Ossigeno-Mai più di Luca Cipriano ma si sta provando ad immaginare una Avellino diversa capace di una sostanziale inversione di rotta. In questi anni abbiamo assistito ad un progressivo, lento ma costante declino complice anche un quadro nazionale certo non favorevole, oggi si vuole provare ad immaginare un cammino che consenta a questa città di salire nella classifica di qualità della vita e di capacità di assicurare un minimo di redito ai suoi abitanti. Chiaramente è una cosa che Avellino non potrà fare da sola ma che la deve vedere capofila e proponente, una cosa che richiede un periodo non breve e che dovrà impegnare più amministrazioni, una cosa che dovrà trovare finanziamenti ed energie sufficienti. Tutto ciò non sarà facile ma meglio fallire avendoci provato che essere spettatori passivi di un lento continuo degrado.

Ma cerchiamo con ordine di valutare quali sono le problematiche della città e quali le possibili soluzioni. Avellino era la città di riferimento della provincia che in qualche maniera gravitava su essa, oggi pur permanendo una situazione analoga stanno nascendo realtà in provincia, cosa comunque positiva, che sono alternative al passato. Avellino ha bisogno di recuperare una centralità e pertanto deve diventare punto di snodo e di raccordo con il territorio extraprovinciale. Quindi innanzitutto deve puntare a rendere efficienti i suoi collegamenti,  innanzitutto quelli ferroviari.

La elettrificazione ed ammodernamento della linea Salerno-Avellino-Benevento ed il raccordo di Codola con la linea ferroviaria principale appaiono interventi realizzabili nel breve periodo ed assolutamente necessari. Se poi si aggiunge una rivitalizzazione della vecchia Avellino-Rocchetta a scopo turistico e merci si potrebbe ridare centralità ad Avellino e favorire il trasporto su ferro riducendo l’impatto fortissimo del trasporto su gomme.

Ridiventerebbe centrale anche il quartiere della ferrovia oggi abbastanza isolato dal resto della città.

Approfittando del capolinea della metropolitana leggera in quell’area potrebbe anche andare il capolinea dei bus a lunga percorrenza ed un parcheggio di interscambio. In questo modo si eliminerebbe dal centro città tutto il traffico dei bus a lunga percorrenza con motori a gasolio, una notevole parte di traffico veicolare privato, che opportunamente incentivato potrebbe lasciare l’auto nel parcheggio ed entrare in città con la metropolitana leggera e/o con navette a metano.

I bus a breve percorrenza potrebbero invece stazionare alla attuale autostazione ed essere riconvertiti a metano e le due stazioni sarebbero collegate con la metropolitana leggera. L’autostazione potrebbe prevedere ancora un parcheggio di interscambio e si potrebbero prevedere altri parcheggi di interscambio (ad es. Mercatone, via Zigarelli, Torrette, od altri da verificare).

Alleggerendo sia il traffico veicolare privato che quello pubblico si ridurrebbe l’impatto ambientale in maniera consistente riservando all’interno della città i parcheggi per i residenti ed un numero limitato di aree, con una tariffa disincentivante, per chi viene da fuori. Eliminando i parcheggi soprattutto sulle strade strette si snellirebbe il traffico riducendo ancora l’impatto ambientale.

Auto ibride per le pubbliche amministrazioni, mezzi pesanti a metano ed una buona regolamentazione del riscaldamento domestico potrebbero finalmente risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico, che comunque andrebbe monitorato in maniera più approfondita e seria per individuare i vari contributi e la loro incidenza.

Il verde poi potrebbe contribuire non poco alla soluzione del problema ambientale e ad Avellino esistono molte aree non urbanizzate. Il problema va naturalmente seriamente approfondito in quanto molto spesso si tratta di aree private ma da un calcolo approssimativo è possibile mettere a dimora tra alberi ed arbusti migliaia di essenze. A valle naturalmente nasce il problema della manutenzione che andrebbe affrontato in una sinergia tra Comune e cittadini. Il Comune dovrebbe fornire il supporto necessario (attrezzi, concimi, irrigazione di supporto, ecc.) ed i cittadini potrebbero contribuire con la cura e la sorveglianza di almeno parte delle aree verdi che potrebbero essere assegnate a comitati di quartiere o anche a  ditte private.

Una ulteriore spinta alla rinascita della città potrebbe derivare da una delocalizzazione di almeno una parte degli uffici pubblici creando un centro direzionale (anche commerciale in parte) in una area periferica con adeguati parcheggi facilmente raggiungibile dal traffico veicolare privato e dai mezzi pubblici che potrebbe altresì funzionare da parcheggio di interscambio.

Le aree all’interno della città andrebbero quindi riqualificate verso iniziative culturali, professionali ed artigianali, aree a basso impatto che non richiamano forti flussi di traffico ma ad alto valore aggiunto. La modifica dei regolamenti comunali potrebbe poi incentivare l’uso di tecnologie innovative (come ad esempio gli intonaci catalitici anti inquinamento) sia nelle nuove costruzioni sia nelle ristrutturazioni.

Rendendo appetibile l’offerta sia per servizi che per commercio si rivitalizzerebbe la città senza elevare l’impatto ambientale ed Avellino che è sempre stata una città per il terziario dovrebbe incentivare il terziario avanzato anche con iniziative di corsi universitari e post universitari su temi specifici (vedi ad esempio la vitivinicoltura).

Una verifica anche delle attività industriali va comunque fatta sia dal punto di vista ambientale ma anche da quello produttivo. Il Comune non può molto in tal senso ma si può attivare, per quel che attiene l’aspetto produttivo, per fornire la maggior assistenza possibile alle aziende favorendone l’insediamento a patto di un basso impatto ambientale.

In definitiva una ristrutturazione del nucleo urbano, l’implementazione dei servizi di terziario avanzato, la facilità di accesso a servizi pubblici e di trasporto, una riqualificazione del tessuto urbano possono raggiungere lo scopo di una rinascita della città e produrre in contemporanea un netto miglioramento della qualità della vita.

Per far ciò occorre però che le prossime amministrazioni operino tutte concordemente con questo fine coinvolgendo sia i cittadini che i Comuni contermini tenendo conto che per una simile operazione occorrono almeno due decenni. Ne saremo capaci?

 

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