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    05/02/2023

L’intervento/Come far ripartire i processi produttivi nell’Italia colpita dal virus

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica-Editoriale_la_statua_di_carlo_ii_dasburgo_e_la_torre_dellorologio.jpgAVELLINO – Ospitiamo un intervento di Aldo D’Andrea, esponente provinciale demA.

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AVELLINO – Quando parliamo dell'Italia, noi cittadini dobbiamo tutti avere maggiore rispetto. Quanto è stato messo in campo per contrasto al coronavirus induce a ciò; si è proceduto a sottoporre a tampone una coorte di 150.000 persone, si stanno stressando strutture e uomini, si sta sacrificando ricchezza e produttività.

Tutto al contrario di quanto ha scelto di fare la Gran Bretagna che, a mio parere, sta seguendo vie di mostruosa disumanità. Mi spiego. L'esperto del governo inglese auspica che si raggiunga nel suo Paese "l'immunità di gregge" non già attraverso una vaccinazione, peraltro inesistente, ma attraverso il contagio virale, ovvero attraverso l’infezione delle persone; questa è una “cattiveria” che, prevedibilmente, comporterà "il sacrificio" di uomini e donne non inferiore a 3-400.000 decessi, calcolando una letalità di circa il 2%, sul 60% contagiati di una popolazione di oltre 65 milioni di persone.

Ma, dicendolo con voce stentorea, noi siamo il Paese di Filangieri e Beccaria e qui, per scelleratezze simili, non siamo culturalmente attrezzati. Di più. Questa viremia sospende di fatto anche l'integrazione europea, gravata dalle antiche zoppie delle stolte regole oligarchiche della finanza, specie germaniche, cui si è aggiunto ultimamente pure il visivo sconforto dell’algida avvizzita signora Legarde, in abiti di “nostra signora” della mannaia. Delle due l'una: o nasce una politica comune, federale, oppure il sogno è destinato ad infrangersi.

Non c’è che dire: questa maledetta viremia ha messo in crisi le nostre sicurezze. E, francamente, non credo che le immagini dell’esercito in strada possano ridarci certezze perdute. Anzi, la presenza d’armi dà idea di maggiore gravità perché enfatizza condizioni di sofferenza e di apprensione già presenti, amplifica paure, quasi invita all’ angoscia.

Invece, altre scelte, su base di riflessioni positive, non paiono pronte ad emergere. Eppure, dopo aver raggiunto in Italia un numero elevato di contagiati, oggi intorno ai 35.000, dovrebbe essere arrivato il momento di guardare “dentro” questi numeri, come pure ci si dovrebbe chiedere del perché essi sono così alti solo in alcune aree del paese, Lombardia più di altre.

Prima riflessione: dunque, perché la viremia è così fortemente concentrata in certe aree? Epidemiologi e clinici troveranno risposte. Che possa essere in relazione all’inquinamento da polvere sottili, è possibile.

La seconda: considerata la giustezza di opporre alla diffusione della epidemia misure come isolamento e quarantena, ad un mese della loro applicazione, è ora di chiedersi come far ripartire i processi produttivi là dove oggi si può, ovvero nelle aree a basso contagio? L’Italia è ferma: così non si regge a lungo.

Nell’auspicio che i contagi così contenuti restino tali nel Meridione, in questo momento potrebbe proprio da qui rilanciarsi il processo produttivo nazionale, oggi completamente al palo. Al Nord, servizi, industrie, cittadini vivono condizioni di estrema sofferenza, di dolore profondo, di lutti e di immagini davvero toccanti; da qui, la parte meridionale del Paese deve mostrarsi capace di scoprirsi risorsa, onde allievare e alleggerire per quanto più possibile sia disagi delle Regioni settentrionali che quelli della economia nazionale. Ovviamente, le Regioni coinvolte, Campania inclusa, dovrebbero favorire in tutti i modi ipotesi del genere, favorendo condizioni di accoglienza industriale, con costi contenutissimi, addirittura incentivando le temporanee delocalizzazioni imprenditoriali.

Si potrebbe far questo? Si lascino in essere, intatte, le misure restrittive per noi cittadini al fine di limitare al massimo la diffusione epidemica, ma l’aver invocato la presenza dell’esercito come panacea, francamente, non penso sia stata soluzione ideale, efficace, di svolta. Inutile, a pare mio. Ma tant’è; credo sia tempo di riflessioni serie, lontane dalla improvvisazione.

 

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