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    05/02/2023

Gli incendi boschivi e le responsabilità delle Regioni

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Cronaca_002_incendio_sterpaglie.jpgAVELLINO – Ogni anno nella stagione estiva vi è il ripetersi degli incendi boschivi la cui intensità ed il danno relativo risultano essere legati solo alla meteorologia. Estati fresche e piovose ci risparmiano apocalittici incendi mentre nelle estati torride ed asciutte il fuoco percorre inesorabilmente ampi territori e mette in pericolo anche vite umane.

Puntualmente riprendono con vigore le polemiche estive legate alla tendenza italiana di dividersi in tifoserie che parlano senza conoscere neanche l’abc di quello su cui vogliono discettare. Una polemica ricorrente negli ultimi anni è legata al passaggio del Corpo forestale dello Stato nell’ Arma dei Carabinieri. Il sillogismo è: “È  stato sciolto il Corpo forestale, ecco le conseguenze: incendi fuori controllo”. Per cui la riforma Madia è l’origine di tutti i mali. Non si intende assolutamente entrare nel merito della riforma che non ho neanche letto ma mi sembra abbastanza stupido un simile sillogismo e questo diventa evidente se si ha la bontà di non informarsi su facebook presso questo o quel leone da tastiera.

Cominciamo dallo scioglimento del Corpo forestale che non è mai avvenuto. Il Corpo forestale dello Stato da corpo autonomo è stato aggregato all’Arma dei Carabinieri con la stessa struttura (praticamente uguale, salvo piccole aggregazioni, ad altre strutture come Guardia di Finanza, Polizia, Vigili del fuoco) e con le stesse competenze. Di fatto hanno cambiato divisa ed organizzazione gerarchica, ma niente altro.

Una sola cosa è stata contestata, ed ha avuto anche qualche riscontro: la militarizzazione del personale che antecedentemente alla riforma aveva la veste di personale civile mentre poi è stato inquadrato in una struttura militare. Il vero smembramento del Corpo forestale si è avuto molto tempo prima senza alcuna sollevazione popolare.

Con il Dlgs 143/1997 in attuazione dell’art. 117 della Costituzione lo Stato delegò alle Regioni una serie di competenze tra le quali quella in materia forestale ed oltre il 70% del personale del Corpo forestale di allora fu trasferito agli ispettorati ripartimentali regionali delle foreste e questo senza recriminazioni salvo quelle di chi, rimasto nell’ordinamento statale, ha visto i colleghi regionali progredire notevolmente in termini di stipendi.

Dal 1997 la responsabilità dell’antincendio boschivo è sicuramente a carico, con una parte dei forestali, delle Regioni. Il Corpo forestale dello Stato non ha mai, né ieri né oggi, partecipato direttamente allo spegnimento incendi effettuato da altro personale. I forestali oggi, ma anche ieri, hanno compiti di polizia giudiziaria per la repressione dei reati ambientali, di controllo del territorio e di ordine pubblico. I forestali compiono indagini ed arrestano i piromani, eseguono la vigilanza sul territorio in funzione antincendio ed intervengono nell’antincendio in funzione di gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica; in passato fornivano qualche altro tipo di supporto come quello aereo (elicotteri) e tale competenza è passata ai Vigili del fuoco (elicotteri compresi) che hanno anche una maggiore competenza.

Materialmente gli incendi vengono spenti dalle squadre appositamente organizzate dalle Regioni con l’ausilio dei Vigili del fuoco ed eventualmente dei volontari della Protezione civile. La struttura è organizzata su base provinciale ed il coordinamento delle attività è affidato al dirigente della locale sezione del Genio civile, il tutto coordinato dalle strutture e sale operative regionali.

Alla segnalazione dell’incendio viene inviata sul posto la squadra competente per territorio. Sulla base della entità dell’incendio la squadra (o meglio il Dos, Direttore operazioni spegnimento) chiede un eventuale supporto sia di altre squadre sia del supporto aereo attuato attraverso elicotteri generalmente di ditte private contrattualizzate dalla Regione. In caso di incendi di vaste dimensioni o di particolare pericolosità viene chiesto il supporto della struttura nazionale.

La Protezione civile nazionale interviene inizialmente con il supporto della propria flotta aerea costituita da 15 Canadair e 5 elicotteri S64F a cui si aggiungono altri 10 elicotteri dei Vigili del fuoco e dei Carabinieri. In particolari casi si chiede un ulteriore supporto alla struttura europea che generalmente fornisce altri Canadair o si fanno intervenire i mezzi dell’Esercito e della Aviazione.

Nei periodi peggiori sono stati attrezzati sia gli Hercules C-130 dell’Aereonautica che gli elicotteri Boeing CH 47 Chinook dell’Aviazione leggera dell’Esercito.

Questa struttura non ha subito sostanziali modifiche dal 1997 ad oggi e non ne ha subite con il passaggio del Corpo forestale nell’Arma dei Carabinieri per cui appare quanto meno puerile collegare gli incendi boschivi alla riforma Madia.

D’altro canto in Sicilia (regione a statuto speciale) il Corpo forestale è alle dirette dipendenze della Regione con un organico che incardina circa 1300 unità (a cui vanno aggiunti circa 32.000 operai agricolo-forestali) e non è transitato nell’Arma dei Carabinieri (come nel caso delle altre Regioni a statuto speciale). Eppure, la Regione Sicilia ha il rapporto più alto tra incendi e superficie boschiva: come mai?

In Campania il servizio è affidato a 1800 uomini più 400 volontari e 7 elicotteri (uno per provincia più due di riserva di impiego). I problemi di tale sistema sono la rapidità di avvistamento ed allarme e la rapidità di intervento. Con l’attuale procedura i tempi di intervento della squadra di terra appaiono troppo lunghi specie in situazioni meteo torride con forte vento. Prima che la squadra raggiunga il sito del focolaio iniziale il fuoco è già quasi sempre fuori controllo.

Occorre un sistema mutuato dalla difesa aerea del tipo decollo su allarme (scramble) che naturalmente richiede un numero più elevato di mezzi aerei e solo a titolo di esempio alla provincia di Avellino ne necessiterebbero almeno 3.

Vanno poi incrementati i punti di rifornimento per ridurre i tempi di volo. Gli impianti di depurazione, se fatti funzionare ed attrezzati con una vasca accessibile agli elicotteri, potrebbero fornire una rete capillare di rifornimento. Ma forse è meglio prendersela con la riforma Madia.

 

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