AVELLINO – Il centrodestra irpino scompare dalla geografia politica regionale. I quattro eletti a Palazzo Santa Lucia, complice il complesso sistema di ripartizione dei seggi, sono tutti della coalizione vincente di centrosinistra: Rosa D’Amelio del Pd, Carlo Iannace della lista “De Luca presidente”, Maurizio Petracca dell’Udc e Vincenzo Alaia di Centro Democratico-Scelta civica. Ma in entrambi gli schieramenti i risultati elettorali hanno dato il via, anche se ovviamente con toni differenti, ad un vivace dibattito e a processi di riequilibrio interno nei principali partiti delle due coalizioni: Forza Italia ed il Pd.
Tra i berlusconiani la cocente sconfitta ha riacceso con particolare asprezza le divisioni presenti ormai da tempo: da una parte l’entourage del senatore Cosimo Sibilia e dall’altro la fronda guidata dal presidente della Provincia, Domenico Gambacorta. Al centro della disputa la gestione del partito e la strategia elettorale. Durante la campagna elettorale non sono mancati, da parte dei consiglieri regionali uscenti Sergio Nappi ed Antonia Ruggiero, attacchi al coordinatore provinciale e ai candidati della lista ufficiale degli azzurri. Ma dal gruppo dirigente di Forza Italia non è giunta alcuna risposta.
Ad urne chiuse e dopo l’ufficializzazione dei dati è stato l’ex presidente dell’Alto Calore, Franco D’Ercole, a prendere di mira Sibilia: “Un segretario non può essere assente alla visita del proprio candidato alla presidenza. Analizzando le ultime vicende della coalizione si può capire come il senatore sia la vera causa della sconfitta del centrodestra in provincia di Avellino. Allontanando gli elementi validi e favorendo i protagonismi non ha fatto nulla per coinvolgere militanti, simpatizzanti e forze della società civile”. Tempo ventiquattr’ore ed è arrivata la replica di Sibilia, che non ha risparmiato bordate: “Non è corretto che qualcuno venga a giudicare in casa d’altri. D’Ercole dopo essere stato bocciato dagli elettori nel 2010 è stato l’unico tra i candidati che ha ricevuto come risarcimento post elettorale la nomina all’Alto Calore e alla Soresa. E mi fermo qui. Per quel che concerne il livore nei miei confronti sarà perché non candidai il figlio a sindaco alle amministrative del capoluogo”.
Il coordinatore provinciale dei berlusconiani poi non ha esitato a muovere critiche nei confronti degli oppositori interni: “Chi si agitava nel tentativo di distruggere il partito cardine della coalizione, per il gusto di farmi lo sgambetto e mettermi in cattiva luce, è stato bocciato dagli elettori. Devo ringraziare i candidati che si sono spesi in modo encomiabile in questa tornata elettorale difficile. Il risultato va ascritto a loro e ai quadri dirigenti che non si sono fatti distrarre dal sostenere le liste minori”. Secondo Sibilia il partito ha retto se si confrontano i risultati alle europee (quasi il 12% dei consensi): “È inutile fare paragoni con le regionali del 2010. Era un contesto differente. Il vento tirava a nostro favore e il Pdl inglobava anche parte dell’Ncd. In quel caso raggiungemmo il 21%”. Il senatore ha quindi sottolineato che i risultati peggiori sono arrivati da Ariano e Fontanarosa, i Comuni governati rispettivamente da Gambacorta e da Flavio Petroccione, considerati da Sibilia alla stregua di traditori. Ma la causa principale della sconfitta sarebbe da attribuire al candidato presidente: “Quando l’allenatore sbaglia tattica va esonerato: non lo dico io, ma i cittadini con il proprio voto. Sono stati pagati i tagli alla sanità, ai trasporti, la questione rifiuti e la poca attenzione verso le aree interne”.
Nel Pd, invece, l’affermazione dell’esponente della sinistra interna più dialogante, la consigliera uscente Rosa D’Amelio, e la contemporanea esclusione dell’ex senatore Enzo De Luca, ha smosso gli assetti del partito. I componenti l’esecutivo provinciale vicini a D’Amelio (il vicesegretario Ivo Capone, Mimma Gallo ed il sindaco di Teora Stefano Farina) hanno rassegnato le dimissioni chiedendo al numero uno di via Tagliamento, Carmine De Blasio, una riorganizzazione degli organismi. La stessa consigliera ha sollecitato il coinvolgimento di Francesco Todisco e di Gianluca Festa, le cui candidature fuori dal Pd avevano creato non pochi dissidi. Anche De Luca ha invocato il superamento dei vecchi schemi e delle divisioni tra correnti, ipotizzando un governo del partito più ampio. L’ex parlamentare però non ha mancato di sottolineare come i dati elettorali abbiano fatto registrare il disimpegno di alcuni amministratori locali democratici che avevano chiesto a gran voce la sua candidatura: “Non sono ingenuo, ma non mi sarei mai aspettato che vi fosse chi mi spingeva a candidarmi solo per non vedermi eletto”. Una accusa rivolta ad alcuni sindaci della provincia, tra cui proprio Farina – che poi ha sostenuto D’Amelio – ma anche a Poalo Foti, primo cittadino del capoluogo, dove il bottino di voti è stato deludente. “Su Avellino – ha ricordato De Luca – c’ho messo la faccia. Mentre tutti litigavano io e pochi altri dirigenti abbiamo messo in piedi due liste che ci hanno fatto vincere in città e conquistare diversi enti di servizio. Ma pare che ciò qualcuno lo abbia dimenticato”. Un messaggio indirizzato pure al presidente dell’Alto Calore Servizi, Raffaello De Stefano.
In questi giorni nella componente moderata del Pd, tra l’altro, sta emergendo un diffuso malessere perché le diverse candidature di area (De Luca, Palmieri e Santaniello) hanno determinato una frammentazione del voto e la conseguente esclusione dalla deputazione regionale. La responsabilità delle scelte viene attribuita al segretario De Blasio e al deputato renziano Luigi Famiglietti. Un problema che sarebbe già all’attenzione della dirigenza romana.
Ma adesso la questione principale da risolvere è l’insediamento del neopresidente della giunta regionale, Vincenzo De Luca, che salvo sorprese sarà sospeso dall’incarico per 18 mesi, in ossequio alla legge Severino, a seguito della condanna ricevuta dal Tribunale di Salerno per abuso in atti d’ufficio.




