AVELLINO – Sul progetto di Piazza Libertà presentato dall’assessore Vanacore e sulle polemiche che sono venute fuori sono intervenuti con un documento pubblicato sul Mattino di oggi Antonio Di Nunno e Antonio Gengaro, già sindaco e vicesindaco della città di Avellino. Questo il testo:
“Non convince, anzi non piace il progetto di rifacimento di Piazza Libertà presentato dall’assessore all’Urbanistica, Vanacore, alle commissioni Lavori pubblici, Mobilità e Urbanistica del Consiglio comunale di Avellino. Il progetto, redatto dall’ufficio tecnico del Comune assistito da due autorevoli consulenti scelti dal dirigente del settore e (si suppone) graditi a sindaco e giunta, non è piaciuto a livello di commissioni consiliari, ma non è piaciuto neppure all’ordine degli architetti, a giornalisti e intellettuali. In particolate non è piaciuta – come non è piaciuta a noi – l’idea di semplificare il Largo riducendolo ad una spianata, un’area lastricata quasi tutta di pietra bianca con due filari di alberi sui fianchi a racchiudere pavimento e fontane (quelle “vincolate” da un’ondeggiante Soprintendenza).
Inutilmente l’assessore Vanacore ha tentato una difesa del progetto peraltro rispondendo in maniera stizzita a chi aveva criticato la soluzione prospettata e tralasciando – come ha già fatto su ipotesi comunali circa la revisione del progetto Cagnardi sul futuro della città – ogni riferimento alla ormai lunga storia sulla riqualificazione della piazza. Scompare così dal suo ragionamento piuttosto lungo ogni ricordo del piano post-terremoto affidato a Luca Zevi, il primo che immaginò due piani di parcheggio auto interrati.
E qui si potrebbe ricordare anche il concorso di idee lanciato dall’ordine degli architetti e riservato ai giovani laureati della provincia di Avellino per poi passare al progetto di riqualificazione redatto anni dopo dall’ufficio tecnico del Comune, e, dulcis in fundo, il concorso europeo vinto dallo studio Pisaniello di Pistoia che prevedeva soltanto prato, piante ed una nuova fontana (tutto corredato da soluzioni tecnologiche avanzatissime per rifiuti, energia elettrica, recupero acqua piovana, ecc.). Una soluzione validissima, dunque, che richiamava la bella e verde – solo prato ed alberi – Piazza Ariostea di Ferrara.
Il de profundis su questo progetto e sul concorso voluto dal Consiglio comunale fu cantato già in campagna elettorale quando il sindaco Foti, anziché parlare delle cose da fare, indicò quelle che avrebbe voluto affossare pur sapendo di dover pagare penali salate. Questa ultima parte del suo programma è quella davvero realizzata. Ma né Avellino né Piazza Libertà ci guadagnano qualcosa a meno che sul concorso Foti e Vanacore non facciano subito marcia indietro.
Ha ragione l’assessore Vanacore quando parla dei mali degli architetti e dell’architettura. Ma forse ha ragione anche il grande architetto, nostro conterraneo, Francesco Venezia, quando dice che il male dell’urbanistica in Italia è tutto nelle leggi che la affidano completamente nelle mani delle autonomie locali…”.
Fin qui il documento a firma Di Nunno-Gengaro. Domandiamo: Sfasciare tutto con fredda (e stupida) determinazione a chi giova? Sul parcheggio interrato di Piazza Libertà Foti aveva già detto in campagna elettorale che non se ne sarebbe fatto niente. Sapeva allora come e perché era stato deciso di seguire la traccia del progetto dello studio Zevi (non proprio l’ultimo del nostro Paese) varato e presentato dopo il terremoto del 1980 ma poco coraggiosamente abbandonato da un Consiglio comunale in fuga? Sapeva il sindaco in pectore dei discorsi che si facevano sull’esigenza di controllare l’afflusso di auto in centro partendo da parcheggi a costo zero in periferia, garantendo parcheggi a mano mano più costosi andando verso il centro? Oggi che stanno imponendosi i fitti di minicar elettriche occorre un posto centrale per lo scambio e la sosta di queste. Si vede che al Comune di Avellino sono in guerra, oltre che tra di loro, anche con il futuro…
E poi sindaco e giunta, alla guida di un Comune sull’orlo del disastro economico, i soldini necessari a soddisfare le aspettative dell’impresa che si era aggiudicati i lavori sanno dove trovarli? E che dire del concorso di idee per Piazza Libertà per il quale occorre trovare altri soldi per “convincere” i progettisti – vincitori di una selezione su vasta scala – a non accampare pretese esagerate (spetterebbe loro anche la direzione dei lavori)? Ma ne valeva la pena? E, curiosità, quando è salito a Palazzo di città Foti ha guardato bene carte, schemi, progetti e conteggi?
Infine una riflessione sull’incredibile e serio impegno dell’assessore Vanacore che con le sue articolate puntualizzazioni riesce a mettersi dalla parte del torto, suscitando molte più polemiche di quante riesca a placarne. Il richiamo del documento di Antonio Di Nunno e Antonio Gengaro alla micidiale diagnosi dell’archistar Francesco Venezia sulle cause delle sventure dell’urbanistica nel nostro Paese (“purtroppo la legge la mette nelle mani dei Comuni ed altre autonomie locali”) dovrebbe far riflettere molto un sindaco troppo silenzioso come Foti ed un assessore improvvisamente ciarliero come Vanacore.




