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    02/02/2023

Il riformismo europeo e quello atlantico a cavallo di due secoli

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Paolo VI all'assemblea dell'Onu presieduta da Fanfani (ottobre 1965)AVELLINO – Sul tema del riformismo, con particolare riguardo a quello europeo e atlantico a cavallo di due secoli, ospitiamo un intervento di Carmine Acocella che ha trattato l’argomento nel corso di un incontro svoltosi presso la chiesa di San Lorenzo ad Atripalda sul futuro delle comunicazioni e dell'innovazione cui hanno preso parte il sindaco ed alcuni assessori comunali.

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Il riformismo europeo e quello atlantico a cavallo fra due secoli: nella memoria storica delle persecuzioni razziali ed ideologiche, nella difesa delle etnie e per un sistema economico più a misura d’uomo.

La storia del XX secolo e dei vari Paesi è caratterizzata da molti tipi di riforme, nell’ambito del sociale e dell’economia, come anche in altri ambiti, soprattutto nella seconda metà del secolo, tra il 1960 ed il 1970, periodo in cui, fra l’altro, si celebrò un importante evento, di portata universale della Chiesa cristiana cattolica: il Concilio Vaticano II (1962-1963) di cui proprio quest’anno cade il cinquantenario dell’inizio dei suoi lavori.

Ricordiamo, inoltre, le leggi sui diritti civili e politici della persona, in convenzione Onu del 1966, nel periodo in cui il presidente Amintore Fanfani fu presidente dell’Onu (biennio 1965-1966); come ricordiamo la legge sulle etnie, redatta il 21 dicembre1965 a New York, valida in circa 60 Paesi nel mondo, che stabilisce dei principi di equità in tema etnico, nella libertà di circolazione della persona nei vari Paesi, nel riconoscimento della proprietà privata, come prolungamento della persona e nel riconoscimento del diritto politico della persona di libertà di pensiero, dei diritti del lavoratore, di un salario ed un trattamento equo del lavoratore (vedi capitoli specifici della legge), per il rispetto della sua dignità, come persona in quanto tale.

Erano gli anni immediatamente successivi alla morte violenta del presidente John Fitzgerald Kennedy, avvenuta a Dallas il 23 novembre 1963, che fra l’altro, nella intensa attività di statista fu invitato come socio onorario dal B’Nai B’Rith in seno all’associazione internazionale, per la sua opera umanitaria e riformatrice condotta nella sua azione politica, a favore delle fasce di reddito meno abbienti, secondo una linea liberal-democratica e riformatrice e per la sua particolare attenzione alle questioni etniche!

Studiando qualche libro di economia e riprendendo alcuni concetti di Adam Smith sul tema dell’equità, si evince che in qualsiasi sistema e forma o apparato produttivo, il bene e la risorsa in senso lato è funzionale al sistema produttivo, ma ovviamente, se non vi sono risorse non vi possono essere beni prodotti e, dunque, attività produttive, quindi il bene o la risorsa produttiva, anche in termini di sussidio dello Stato eventualmente, è necessaria. Tutto sta affinché questo sistema produttivo, così come strutturato, rispetti il lavoratore, cioè che esso non sia così pervivace da rischiare di assoggettare il lavoratore al ciclo produttivo stesso, ma sempre nel criterio di efficienza e di margine di produttività!

A tal proposito, se si pensa ai consorzi di micro-impresa oppure alle cooperative, la capacità produttiva è frazionata in tanti piccoli insediamenti, per cui il rischio che il lavoratore possa essere assoggettato al ciclo produttivo, come a differenza di una grande fabbrica, è molto minore che non, invece, in una piccola impresa o in consorzi di micro-impresa, dove può sempre esservi la competitività del prodotto e l’efficienza produttiva, ma vi è anche possibilità di organizzare un tipo di impresa e di organizzazione del lavoro, più a misura d’uomo, anche nel rapporto con il lavoratore.

L’intento di un certo riformismo europeo, appunto, sarebbe quello di voler cercare di realizzare un sistema economico e sociale a misura d’uomo, ad esempio di un tipo di welfare che sia più a disposizione dei ceti e delle fasce sociali meno abbienti, ad esempio in un sistema social-democratico o liberal-democratico e riformatore, che si basi su una redistribuzione più equa del reddito e delle risorse in senso lato, così come di criteri equi di tassazione.

Ma oltre a ciò, riferendosi ad un certo tipo di riformismo atlantico, dal dopoguerra fino ad oggi, può essere (domanda legittima) che anche il riformismo europeo possa trarre da tale tipo di riformismo utili spunti ed elementi, come ad esempio, circa la produzione con criterio di economia di scala, fondato sulle grandi quantità prodotte e che, quindi abbassando i prezzi, si aiutano i ceti meno abbienti ad acquistare (dunque agevolandoli), come ad esempio, stanno facendo diversi Paesi nel mondo, oggi?

In tal senso gli effetti benefici potrebbero essere due:

1) Economia di scala: cioè i prezzi si abbassano in maniera tale che le fasce meno abbienti possono acquistare prodotti e beni necessari o strettamente necessari quali viveri, alimenti in generale, penne, matite, quaderni, cellulari, posate, stoviglie, mobili, etc.

2) L’incentivo dei consumi, determinato dall’abbassamento dei prezzi, incentiva a sua volta le imprese alla produttività e quindi a creare nuova occupazione.

In tale modalità si può dare linfa vitale alla catena produttore-capitale circolante-consumatore, traendo un elemento utile per superare la stagnazione economica e monetaria che attanaglia il nostro sistema economico.

Indubbiamente tale modalità è una modalità positiva per le ragioni sopra esposte, per le quali nell’ottica di tale tipo di sistema riformistico si potrebbe trarre utile spunto e riferimento, per quanto sopra osservato.

Questo tipo di riformismo, inoltre, ricordando, che le prime leggi a tutela etnica e del lavoratore sono state fatte negli Usa (New York, 21 dicembre 1965), come anche leggi internazionali in lotta e difesa all’antisemitismo, anche grazie a qualche importante associazione per la difesa etnica, di idee prevalentemente di idee liberali e solidaristiche o liberal-solidaristiche, che in passato hanno sostenuto e difeso la causa dei profughi immigrati in molti Paesi anglo-sassoni, durante la guerra, essendo essi scampati all’olocausto ed alle persecuzioni razziali ed ideologiche, da parte dei soldati tedeschi nel ’43. Vi è forse qualcuno che può ricordare con testimonianza diretta, in maniera drammatica ed indelebile tali persecuzioni ideologiche o fisiche, subite da quale parente ancora in vita o di qualche suo antenato.

Tale riformismo, inoltre, se ben strutturato, potrebbe dare, attraverso contributi e particolari incentivi maggiori alla micro-impresa, più impulso alla libera iniziativa, specie se si tratta di consorzi o di cooperative, quindi in una ottica e criterio di produttività, ma anche di un tipo di impresa anche a più misura d’uomo, ma questo è possibile, come nei Paesi atlantici, anche in quelli europei: tutto dipende dal tipo di politiche riformatrici economiche e finanziarie che si intende promuovere ed  applicare.

Tale tipo di riformismo, inoltre, acquisendo taluni elementi laici e di fede, sulla scorta dei valori del Concilio, è in grado di promuovere,  anche basandosi su un criterio di eclettismo culturale, una maggiore sintesi fra ebraismo e cattolicesimo e quindi anche della causa ebraica, acquisendo anche valori eterogenei, in una visione integrata, laica e di fede, nel contempo, che nel suo complesso cerca di interpretare i cambiamenti della modernità in maniera bilanciata e sapiente, filtrandone i cambiamenti stessi, sempre nell’interesse del bene comune e condiviso, oltre che della persona, eticamente condivisili o comunque accettabili!

Si ricorda che questa coesistenza multi-culturale e multi-etnica, fra più popoli, vi è anche in Europa, ricordando l’Europa cristiana di Carlo Magno e l’Europa dei popoli e le comunità ebraiche di Livorno, di Roma, di Siviglia, della Spagna, della Germania, della Francia e di altre località europee. È un’Europa in cui, però si attendono ancora nella sua Costituzione, l’inserimento delle radici giudaico-cristiane, cosa che è stata precedentemente auspicata , ma anche espressamente richiesta da più parti politiche e della società civile ed anche da autorevoli esponenti della Chiesa.

Ricordiamo, inoltre, che nell’ottica di questo riformismo atlantico, il trattato di Washington del ’49, che regge l’organizzazione Nord atlantica, è intriso di valori liberali e di rispetto della persona, appunto in risposta al totalitarismo della destra della seconda guerra mondiale ed anche di rispetto delle etnie, come scritto nel preambolo del trattato, forse anche in memoria delle inique persecuzioni ebraiche , ma anche perpetrate ai danni di altre etnie, di cui probabilmente la Chiesa ricorderà, specie quest’anno, che si celebra, appunto, il mezzo secolo dall’apertura dei lavori del Concilio, nel sodalizio espresso nell’importante e famoso documento De nostra aetate fra ebrei e cristiani, ma anche nello spirito di universalità e di nuova evangelizzazione della Chiesa stessa.

Delle questioni e degli argomenti, bisogna sempre vedere il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, nel senso che, se in un certo periodo storico, dal dopoguerra in poi, è vero che gli Usa e la Nato , sono stati anche duramente criticati per la loro posizione ferrea e dura con alcuni Stati del Medio Oriente nel difendere la causa di Israele e la pace nel Medio-Oriente, come anche la guerra del Golfo ad esempio, bisogna però anche dire ed osservare che nella Costituzione americana, come anche nelle leggi federali e nelle leggi di altri Paesi anglo-sassoni, vi sono i valori di garanzia e rispetto della persona, specie se legati a ragioni etniche e dei criteri nel caso di abuso di funzione o di ruolo, che possono essere perseguiti anche penalmente, i valori dello spirito comune di realizzazione personale di tutte le persone, come pari dignità e senza discriminazioni, secondo un criterio di equiparazione e di comune rispetto etnico, come anche espresso nella parte iniziale del trattato di Washington (1949).

Per quanto sopra osservato ed il rispetto della causa etnica, inteso senza strumentalizzazioni, ma in primis nella memoria delle persecuzioni e dell’olocausto degli ebrei o aventi quella discendenza (dei quali rimane l’oggettività storica, che si riverbera nel tempo!) per tutti i tipi di riforme redatte e di leggi redatte negli Usa, basate sui valori della libera iniziativa, sulla libertà e difesa dei valori umani sopra accennati, ancora, sullo spirito con cui sono concepite ed istituite le autorithy (che sono nate nei paesi anglo-sassoni!) , che pur nel principio di libertà introducono una regolamentazione necessaria del sistema, (ai fini dell’affermazione di un sistema democraticamente percepito e concepito!), ebbene, per quanto sopra osservato, non sarebbe forse il caso allora che un certo tipo di riformismo atlantico possa rappresentare un utile ed importante riferimento per arricchire i nostri sistemi riformisti, o come termine di confronto, anche in tema economico nella nostra economia, cosa che sarebbe anche opportuna ed auspicabile, peraltro, nello spirito e nella cultura della libera iniziativa e nel consorzio di micro-impresa, negli incentivi alla piccola e media impresa ed anche nello spirito di salvaguardia dei valori etici e della dignità della persona, nella logica e nello spirito dei valori del Concilio Vaticano II e del rispetto del lavoratore, in quanto tale, come da legge internazionale di New York del 21 dicembre 1965, la quale legge è stata fatta proprio a New York (negli Usa)… e non altrove, volendo parlare con una certa ironia! All’appassionato lettore la risposta.

 

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