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    02/02/2023

Laicità dello Stato e nuovo modello di economia mediterranea

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_brainstorming.jpgAVELLINO – Pubblichiamo la seconda parte dell’intervento di Carmine Acocella sull’affermazione del principio della laicità dello Stato quale espressione di partecipazione inclusiva e non “esclusiva” dei cittadini nel contesto di un nuovo modello di economia mediterranea e per la crescita del Mezzogiorno.

*  *  *

La laicità, come espresso nella prima parte del presente articolo, entro valori eticamente condivisibili o non abnormi o non in contrasto con valori di universalità espressi dal Concilio nell’affermazione del cattolicesimo democratico, afferma e permette una partecipazione, se vogliamo più empatica e più libera dei cittadini, concorrendo essi al processo della democrazia nel nostro Paese e promuovendo in tal modo il dialogo possibile tra culture eterogenee, anche nel mare Mediterraneo. È pertanto questo un tipo di partecipazione inclusiva e non escludente, o esclusivistica nella democrazia, evocando a tal punto quel criterio di collegialità partecipativa, cui spesso si riferiva Aldo Moro, ritenendo tale concetto e tale criterio importanti e necessari per l’affermazione di una democrazia estesa e più compiuta, sia a livello centrale che regionale o periferico e/o  locale. Un’altra possibile motivazione non escludente per i cittadini i quali potrebbero fornire, per il principio di brain storming sopra esposto, utili idee o spunti da sviluppare per il progresso della vita civile e sociale del Paese.

Più viene garantita la laicità dunque, più viene affermata la possibilità di eclettismo culturale e la libera espressione di idee che possono risultare importanti, o comunque determinanti, ai fini della risoluzione dei problemi concreti o per dare un utile e significativo contributo al processo di riforme di cui si parla tanto oggigiorno anche nel nostro Paese. In una recente trasmissione di Gad Lerner mi è sembrato di sentire che in Italia più del 25 per cento della popolazione è di origine ebrea sefardica (o sefardita) o di provenienza del Medio Oriente oppure ha ivi natali diretti.

La provenienza etnica, come è noto, è regolata giuridicamente dalla legge n.654 del 13 ottobre 1975 di cui una recente sentenza a tutela etica della Corte di Cassazione sancisce la condanna per atti di razzismo e di xenofobia. Tale condanna è derivata dalla compromissione di un diritto soggettivo inerente la identità etnica e culturale. Ma la legge suddetta garantisce anche gli altri diritti soggettivi della persona quali il diritto della libertà di pensiero, il diritto allo studio, il diritto alla sanità, il diritto al trattamento equitativo del proprio lavoro. Fideisticamente,  per chi è cristiano, la garanzia etnica è riconosciuta nel documento De nostra aetate, accettato a livello internazionale dalla Chiesa cristiana-cattolica nel concetto di “ebrei e cristiani fratelli in Abramo”.

L’organizzazione eventuale ed ipotetica di un nuovo modello di economia mediterranea potrebbe fare in modo che attraverso nuovi modelli di impresa economici “ ristrutturati ” rispetto a vecchie organizzazioni produttive si potrebbe incentivare tale economia. Tale economia fu denominata economia del Mare nostrum, come dicevano i latini, dove nacquero le prima civiltà in ordine di tempo. Anche i romani avevano un grande senso della diplomazia in questa visione inclusiva. Anche se ai loro tempi non c’era ancora la democrazia, essi  accettavano la convivenza con altri popoli quali greci, ebrei, africani.

Le risorse endemiche del territorio ed il loro possibile utilizzo come, ad esempio, le cooperative di servizi, la produzione di ceramiche e di terracotte, le cooperative agrituristiche, le nuove fonti di energia, tutti questi potenziali know-how in modalità produttive e consorziate o organizzate in cooperative, potrebbero costituire il nuovo alveare delle api dal quale trarre nettare nuovo e più succulento a soddisfazione e necessità delle api che, poi, sarebbero i cittadini. Sarebbe un alveare meno severo, dunque, più a buon mercato, dove di nettare ce ne è per tutti i gusti e non solo il miele ed il nettare riservato ad un ape regina o a pochi aponi grandi che di miele ne hanno già accumulato e che ne vogliono ancora altro, lasciando le altre piccole api affamate o in cerca di altri alveari.

A proposito di quest’ultimo concetto, abbiamo ben fissa in mente una fotografia del New York Time del 9 ottobre scorso in cui appare una veduta dell’autostrada  Salerno-Reggio Calabria con questo commento: al Sud non c’è ancora sviluppo perché esso è controllato ancora da lobbies o da organizzazioni mafiose. Ambasciator non porta pena, come si suol dire. L’articolo recita: «Il simbolo di ciò è che alcuni Paesi del Nord Europa dicono di temere di più dell'Eurozona: il suo sviluppo in un sistema assistenziale nel quale ci si aspetti che essi sostengano una pigra Europa del Sud, dove sovvenzioni e sussidi troppo spesso scompaiono in corruzioni che i governi sembrano incapaci - o non vogliono - di prevenire».

Trovandomi a lavorare più di dieci anni fa presso un importante studio tecnico del Veneto, il responsabile ebbe una volta a dirmi:  “Caro ragazzo, sai perché al Sud non c’è sviluppo, anche se ci sono moltissime persone intelligenti, forse più preparate di noi? Perché se noi abbiamo una cosa la sappiamo valorizzare. Al Sud, invece, caro ragazzo, se c’è una risorsa, tendenzialmente c’è  sempre uno o un gruppo di persone che tende a farla da padrone e ad accaparrarsi il pezzo di torta più grande dando agli altri le briciole!”. Questo, non a caso, per riprendere la favola delle api di cui sopra. A buon intenditor poche parole.

 

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