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    02/02/2023

Lettera aperta al presidente Monti

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_made_in_italy.pngAVELLINO – Dal collega Carmine Acocella riceviamo e pubblichiamo questa lettera indirizzata al presidente Mario Monti in cui si propone una leva possibile per superare la stagnazione economica e monetaria e per creare nuova occupazione, con i consorzi di piccola e media impresa, nell’ottica di un sistema di economia mediterranea.

*  *  *

Non è forse questa la sede più idonea per esprimere dei concetti di economia in forma accademica o comunque approfondita, ma gli attenti lettori, attraverso un ragionamento relativamente semplice, di seguito esposto, potrebbero intravedere o essere incoraggiati nel trovare una speranza ed una prospettiva possibile per il futuro del nostro Paese, in termini di sviluppo socio-economico, specie nel Mezzogiorno di Italia, nell’ottica di un sistema di economia mediterranea.

Ricordo che quando ero piccino mio nonno paterno nel paese di origine della mia famiglia a Calitri (dal greco καλός  Τρον - Kale tron: tre volte bella), in provincia di Avellino, mi portava in giro con mio cugino e d’estate con il solleone di luglio andavamo a visitare le varie fornaci di tegole e di laterizi che si trovavano nell’area industriale di Calitri-Pescopagano in località Calitri scalo, nei pressi della ferrovia Calitri Rocchetta Sant’Antonio, dismessa da alcuni anni.

Dagli inizi del ‘900 queste lavorazioni erano raggruppate per consorzi. Anche in altri luoghi di Irpinia vi erano consorzi con altre attività manifatturiere, la cui organizzazione produttiva è stata competitiva ed ha retto, per molto tempo, anche alla sfida della globalizzazione dei mercati.

Anche se dice il detto chi di speranza vive di speranza muore, per voler usare un po’ di ironia grottesca, è noto dalle leggi dell’economia che, per grandi quantità prodotte di beni e di servizi, i prezzi diminuiscono, secondo un certo fattore K detto fattore di scala, per effetto del quale si riducono i costi di produzione e, dunque, anche i prezzi.

Non è il caso di esprimere in questa sede le formule inerenti l’economia di scala, dalle mie reminiscenze relative ai miei studi accademici di impianti industriali, avendo io prestato per un certo periodo opera di collaborazione volontaria accademica post  laurea. Ebbene, se noi pensassimo di ridurre la capacità produttiva, realizzando tanti piccoli stabilimenti, o mini-stabilimenti, fra loro consorziati, si allargherebbe in tal modo la possibilità di fare impresa, dando la possibilità anche ai più giovani, capaci e volenterosi, eventualmente di fare un investimento più ridotto ai fini della realizzazione di un mini-stabilimento.

Essendo la capacità di un mini-stabilimento, non quella di un grande stabilimento, ma di uno stabilimento di capacità frazionata, potremmo pensare in tal modo, alla costituzione di un raggruppamento di tante micro-imprese fra loro consorziate o in forma cooperativa il cui investimento per singolo stabilimento è di gran lunga minore rispetto ad uno stabilimento unico, ma di dimensioni più elevate. Così facendo, la capacità produttiva dello stabilimento risulta frazionata, ma la quantità prodotta del bene o di quei beni o servizi risulta elevata, perché è prodotta da un numero relativamente elevato di stabilimenti, cioè, pari ad n (numeri degli stabilimenti componenti il consorzio) * q (quantità prodotta dai singoli stabilimenti).

Per effetto dell’economia di scala, conseguente a quelle quantità elevate di beni prodotti, quel bene o quel servizio prodotto si riduce nel suo prezzo unitario. Ad esempio un matita o una penna che può costare 1 euro, si può pagare 70 centesimi, oppure, una bottiglia di acqua minerale si può pagare, invece di 1 euro, 60 centesimi, o ancora, un notebook, invece di costare 1,50 centesimi , si può pagare 80 centesimi, etc., etc. Si è fatto questo semplice esempio, per dimostrare che alla fine vi è una soluzione produttiva vantaggiosa, che arreca i seguenti effetti benefici: 1) da un lato si abbassa la soglia di investimento, per la realizzazione del singolo stabilimento; 2) dall’altro si invoglia a comprare, specie i generi di prima necessità, da parte dei ceti meno abbienti, in una forma di economia liberal-democratica e solidaristica; 3) se i consumi dei beni prodotti aumentano quel consorzio è più motivato a produrre e quindi ad assumere manodopera.

Assumendo più manodopera, allora il numero di salariati aumenta ed aumenta, dunque, la capacità di acquisto media nell’ambito della popolazione. Il risultato finale è che il trinomio: consumatore- capitale circolante-produttore può essere rivitalizzato attraverso questa modalità produttiva. E’ chiaro che questa non è l’unica soluzione possibile né tantomeno vuole avere la pretesa di esserlo, ma è una strada comunque perseguibile, fra le varie possibili.

Tale modalità produttiva in forma consortile è una soluzione adottata anche in altri paesi europei, come anche in Usa ed in Australia ed anche in altri paesi del globo. Sicuramente, essa mette in condizione di acquistare anche da parte dei ceti meno abbienti, in una visione solidaristica della economia, ma anche secondo la dottrina sociale della Chiesa o secondo altre etiche solidaristiche caratterizzanti altre fedi religiose. Diceva un sacerdote che la grazia esiste, ma a volte essa è offuscata a causa del disaccordo che si può creare tra gli uomini, ma per colui che crede il Signore, a prescindere dalle varie fedi religiose, dà sempre all’uomo una via ed una speranza anche concreta. Nel caso specifico ciò può essere vero per la nostra economia ai fini della valorizzazione e della tutela del prodotto Made in Italy, anche con l’utilizzo della modalità produttiva in forma consortile, per le ragioni sopra espresse e per rivitalizzare la piccola e media imprenditoria italiana, la quale, non va dimenticato, rappresenta più dell’85 % del prodotto interno lordo nel nostro Paese!

Creare un prodotto di elevata qualità con prezzo in economia di scala, ma con un valore minimo deontologico, può mettere al riparo il nostro prodotto dalla eventuale concorrenza sleale di prodotti esportati da altri paesi, con prezzi al di sotto dei valori minimi.  Mi sia consentito questo breve inciso: Se da una parte è giusto stabilire una governance finanziaria internazionale, contro le speculazioni finanziarie dei mercati, d’altro canto sarebbe anche giusto, stabilire una legge della concorrenza sui prezzi, fissando dei valori minimi deontologici, contro la concorrenza sleale. È  anche questo un modo per dire a gran voce: viva l’Italia, viva l’imprenditoria italiana e preservarla dall’aggressività dei mercati della globalizzazione, assieme al prodotto italiano, come legittima forma di auto-tutela, secondo i criteri e le modalità produttive sopra esposte.

Nell’auspicio che possa vincere il migliore alle prossime elezioni politiche del 2013, secondo un criterio di collegialità democratico, mi sia consentito di rappresentare al prossimo leader di governo italiano questi elementi di economia industriale e di micro-economia, sopra esposti, affinché essi possano essere accolti in Agenda, o se ne possa tenere in debito conto, quali semplici ma efficaci elementi di economia sociale, tratti da studi effettuati dal sottoscritto ed anche da constatazioni empiriche e di buon senso, esposte dallo scrivente, nelle vesti di un semplice giornalista pubblicista e studioso della innovazione tecnologica sostenibile. La modalità produttiva dei consorzi, con l’abbassamento dei prezzi per effetto dell’economia di scala, mette in condizione di acquistare anche da parte dei ceti meno abbienti e di far sì che tutti gli esseri umani come creature di Dio possano essere più soddisfatti e felici per sé e per i propri figli. Ma nel contempo tale modalità produttiva, comunque competitiva ed efficace, dà la possibilità anche agli imprenditori o agli aspiranti imprenditori incoraggiandoli, a fare impresa, eventualmente anche con opportuni sgravi fiscali, esortando però tutti quanti a pagare tutti le tasse, ma ad avere una boccata in più di ossigeno nella loro attività produttiva ed a valorizzare e risollevare il loro prodotto e dunque il prodotto Made in Italy!

 

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