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    02/02/2023

L’occhio sulla città/Indecenza vs volontà di rinnovamento e promesse ancora inevase

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L'ex Eliseo AVELLINO – Qual è la missione precipua di un’amministrazione comunale che lavora se non quella di rendere sempre più viva, vivibile ed accogliente una città? È  questo l’interrogativo attraverso cui, proprio mentre il Conservatorio Cimarosa ed il Teatro Gesualdo continuano ad aggiornare ad innovare la propria offerta alla città, vorremmo nuovamente sollecitare la giusta attenzione da parte di Palazzo di città anche verso gli altri luoghi di cultura del capoluogo.

Pensiamo in particolare alla Dogana per la quale, accanto all’ufficializzazione  della procedura di esproprio avvenuta ormai da tempo che ha concesso l’acquisizione del bene a patrimonio comunale, qualcosa sembrerebbe muoversi: la Dogana, infatti dovrebbe poter  diventare un “polo giovani” con sala espositiva ma, nei fatti, ancora nessuna certezza sui tempi e nessuna  concretezza d’azione.  Destino a tinte un po’ più fosche, invece, sembra accompagnare, ad oggi l’ex Eliseo: sempre più involontaria vittima dello scaricarsi delle più becere frustrazioni dei soliti writers e teppistelli  d’occasione che, nei loro raid notturni, non trovano altro interesse che lordare le sue mura e persino, in un non lontano passato, incendiarne la sala interna.

Ora, come sapete,  la scorsa domenica, si è conclusa, facendo  registrare un buon successo di critica e di pubblico, la quarantaquattresima edizione del “Laceno d’Oro”, il  festival internazionale  d’arte cinematografica fondato da Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio: manifestazione quest’anno  itinerante, che tra le sue location cittadine ha avuto anche il cine-teatro Partenio. Ci pare di ricordare, a proposito, che tra gli impegni assunti in campagna elettorale ed anche in dichiarazioni  rese agli organi di stampa immediatamente successive alla sua elezione, il sindaco Festa avesse garantito come prioritaria la volontà  a voler restituire la struttura alla totale fruizione della città, scegliendola appunto come sede definitiva del festival proprio a partire dall’edizione 2019. Ma tant’è. Dov’è il nuovo impianto di video sorveglianza e la fondazione a partecipazione a maggioranza comunale che dovrà occuparsi della gestione della struttura?

Non va dimenticato, inoltre, che l’ex Eliseo, come la Dogana, è ormai da tempo ufficialmente acquisito a patrimonio comunale con regolare procedura di esproprio dalla Regione Campania ed è vincolato da contratto ad una destinazione d’uso ad esclusiva vocazione cinematografica e culturale.

Non possiamo continuare ad essere spettatori passivi di fronte ad una città che offre sempre meno “opportunità d’attrazione”  e coinvolgimento e che, nonostante gli sforzi, fa “poca cultura”. Avellino, infatti, a ben guardare, manca persino di un cinema, se si eccettuano le citate pseudo sale del cine-teatro Partenio di via verdi: l’accoglienza non consona ad una struttura aperta al pubblico, unita alle difficoltà d’accesso per persone con limitata o ridotta capacita di deambulazione, suscita in noi una considerazione che ben presto si trasforma in un interrogativo: come può una città che vuol ritenersi civile non disporre di alternative di scelta ad una sola sala cinematografica quando in un non lontano passato ne aveva ben quattro?

È semplicemente inaccettabile, inammissibile, indecente infatti che, per godere di una serena e tranquilla serata al cinema tra amici, si debba essere costretti a spostarsi nella pur vicina Mercogliano. Occorre, pertanto, che si creino tutte le condizioni per lo sviluppo  di  una concreta, tangibile e reale mobilitazione di nuove energie culturali e non solo. Come riuscirci? Attraverso un meticoloso lavoro di sensibilità e di sinergia tra i cittadini e gli amministratori locali: i cittadini si impegnino a ritrovare il rispetto per ciò che abbiamo e che dovremmo sempre sentire innanzitutto come nostro e gli amministratori locali, dal loro canto, provvedano con rapidità a riconsegnare al loro antico splendore tutte quelle strutture che possano consentire alla nostra città di ritrovare o recuperare una sua identità.

Nel ricordare che tutto quanto appena affermato ha finito col trovare spazio anche in altri nostri sguardi, riteniamo che garantire certezza di futuro all’ex Eliseo, alla Dogana e a tutti gli altri luoghi di aggregazione e di ritrovo potrà essere un buon inizio per riannodare i fili di quella “narrazione emotiva” verso quel disegno di rivoluzione culturale aperta al futuro per la nostra città, purtroppo ad oggi ancora solo immaginata dalla lungimiranza amministrativa di un nostalgico pur non tanto lontano passato. In fondo, le rivoluzioni vanno accompagnate, non osteggiate.

In un momento in cui assaporiamo la piacevole sensazione di essere ascoltati attendiamo, con la fiducia e l’ottimismo che ci contraddistingue, la  nuova amministrazione alla prova dei fatti e non più solo delle tante parole, nella certezza consapevole che non si vogliano in alcun modo disattendere gli impegni assunti all’atto dell’elezione e non solo.

 

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