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    20/06/2024

L’occhio sulla città/Fotogramma del colore di un trionfo

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Politica12_azzurri.jpgAVELLINO – “Abbiamo preso del tempo per pensare perché questa è la vera forza dell’uomo.

Abbiamo preso  del tempo per leggere perché questa è la  vera base della saggezza.

Abbiamo preso del tempo per ridere perché il riso è la musica dell’anima”.

Ora siamo tornati, rigenerati e rinfrancati e prima di guardare nuovamente e direttamente alla città, vorremmo concederci ancora qualche considerazione sulla straordinaria cavalcata azzurra culminata con il successo ad  “Euro 2020”.

Se  chiedeste a noi di riassumere il trionfo di Wembley, risponderemo senza esitazione  innanzitutto con un fotogramma, il commosso e commovente abbraccio tra il ct  Roberto Mancini ed il capo delegazione azzurra  Gianluca Vialli: l’abbraccio, un gesto semplice, che  abbiamo dato troppo per scontato. Quanti “ti abbraccio” abbiamo usato ed usiamo semplicemente per chiudere un messaggino al cellulare o una conversazione!

Ebbene, in quella notte  magica, l’abbraccio è tornato ad accogliere, a significare l’appartenenza che rappresenta condivisione, prossimità fisica, amicizia; in definitiva il senso stesso di una relazione che non può essere appiattita su nessun’altra, perché se abbracci in un certo modo è perché  in quel rapporto c’è una particolare alchimia che lo rende tuo, solo e soltanto tuo. In fondo, l’amicizia è  quell’approdo sicuro in cui si può dire tutto o non si deve dire nulla.

L’amico c’è sempre, è sempre lì ad ascoltarti in silenzio, a darti consigli, a darti forza, a darti la giusta carica, a coprirti le spalle, a proteggerti, insomma gli amici si abbracciano quando è l’ora ...e non è mai troppo tardi.

Poi ci viene in mente un colore, l’azzurro, l’azzurro Italia: un colore che ci ha uniti, ci ha fatto urlare un senso di libertà ed insieme di liberazione, considerando anche questo nuovo inaspettato tempo della storia. Un colore che ci fa superare ogni campanilismo, un colore che condensa tutti gli altri e che sprigiona passione autentica, quella che ha fatto battere all’unisono milioni di cuori in un mese di intense emozioni.

Si dice che quando gioca la nazionale il Paese si ferma, invece no, non è vero, siamo d’accordo con il presidente Gravina, perché “quando giocano gli azzurri il Paese si muove”, coinvolto com’è in una frenetica sana eccitazione che ci riporta alle piccole e belle cose della vita “senza il timore di arrossire”.

Eccoci davanti al maxi schermo, nel luogo di vacanza, il giorno della finale contro l’Inghilterra, accanto a molti connazionali, certo, ma anche accanto ad uomini e donne ognuno con la propria storia  ed il proprio trascorso, il proprio bagaglio di emozioni e sentimenti.

Eccoci in rispettoso silenzio seguire la finale, degno epilogo di uno straordinario percorso vincente,  diventato, forse e suo malgrado, anche simbolo di rivalsa del convinto europeismo sulla sfacciata spocchia pro Brexit.

In quella strana esultanza incerta e un po’ strozzata sull’ultimo rigore parato scorrono, come  in un unico piano sequenza, tutte le partite precedenti dell’europeo ma anche un altro 11 luglio, quello dell’82 con il presente Pertini al Santiago Bernabeu e quel suo “non ci prendono più”,  e poi di nuovo la composta ed orgogliosa felicità del presidente Mattarella a Wembley, lo sguardo orgoglioso, fiero, soddisfatto e  sorridente di Enzo Bearzot e ancora la commozione di Roberto Mancini, il mago senza la bacchetta.

Questa nazionale è stata ed è l’Italia, l’Italia che si sacrifica, piange, cade, lotta, si rialza e sorride. È la nazionale di tutti, nessuno escluso, per cui ci piace fare il tifo, perché ci rappresenta, un gruppo unito senza né pecore nere né prime donne, capace di superare ogni difficoltà sempre con il sorriso. Questa nazionale, insomma, ha dimostrato che, per realizzarli, ai sogni bisogna credere.

Grazie ragazzi! E buon lavoro aspettando il Qatar...

Vorremmo poter trasferire questo stesso entusiasmo e questa spontanea condivisione alla nostra comunità pensando che, anche in una piccola realtà come la nostra, grama di occasioni e di opportunità, si possano mettere a frutto con profitto idee e proposte, anche personali, al servizio della collettività fidando nel supporto e nello slancio che la stessa potrà offrire: facciamo il tifo.

 

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