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    23/05/2026

L’occhio sulla città/La felicità delle piccole cose

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b_300_220_15593462_0___images_stories_Rubriche-LaLettera_pulizia.jpgAVELLINO – Prosegue il nostro viaggio intrapreso lo scorso sabato. Questa settimana vi accompagneremo tra misteri, incuria, degrado, incontrollato sudiciume e…

Ebbene, all’indubbia maggiore pulizia delle strade cittadine riscontrata in più di un nostro sguardo, passeggiando lungo Corso Vittorio Emanuele, strada  rappresentativa della città, duole dover  far corrispondere oggi il costatare di un incontrollato sudiciume, dovuto per lo più ad escrementi e bisogni fisiologici dei nostri amici a quattro zampe, alla dispersione di liquidi colorati d’ogni tipo e allo spuntare sempre più numeroso di strani pois neri che altro non sono che chewing gum maldestramente gettati per strada, che si fa ancor più evidente a contrasto con la pavimentazione bianca della vicina Piazza Libertà. Da qui l’invito ad un sempre maggiore rigore nel far rispettare le prescrizioni e le ordinanze ove in vigore: perché “tu che lasci sporcizia, tu che non raccogli la cacca del tuo cane non potrai mai capire la felicità delle piccole cose”.

Proseguendo, lungo via Due Principati ci accolgono sterpaglie e  fitta vegetazione che cresce florida e rigogliosa nel vallone su cui sorge l’ex ospedale Capone, a fotografare anni di degrado ed abbandono. Ora, non volendo minimamente entrare nel merito di eventuali criticità e/o difficoltà, chiediamo e ci chiediamo: quale futuro per l’ex ospedale Capone? Esiste o no un soggetto o un ente attualmente responsabile della gestione della struttura, esiste o no un ente di vigilanza sulla gestione del bene? Si immagina un progetto di riqualificazione della struttura?

Invitiamo i comparti di competenza ad intervenire celermente per evitare il permanere di tale indecoroso quanto vergognoso status quo, anzi ove possibile o necessario sarebbe auspicabile  un intervento da parte di Palazzo di Città a garanzia di concreta, rapida e soprattutto fruttuosa risoluzione della vicenda.

Occorre pertanto sia profuso ogni sforzo volto ad un’azione sinergica in prospettiva di una sua futura  rinascita o  di ciò che potrà sorgere al suo posto: un’ampia area che ora più che mai merita di essere bonificata e restituita alla dignità del rinnovato ambiente circostante.

Confidenti che “l’abitudine non continui ad abbassare lo sguardo” ma che anzi, in un momento di sviluppo e di crescita per l’intera zona si possano presto definire anche le sorti dell’ex ospedale Capone auguriamo buon lavoro.

Ora uno sguardo al vicino Ponte della Ferriera, nel ricordare come anche il ponte sia stato oggetto  di un nostro sguardo, sappiamo che è interessato da lavori che investono, tra l’altro il suo consolidamento e la sua messa in sicurezza.

Era lo scorso maggio e da Palazzo di Città, nel merito, si rendeva noto che i lavori avrebbero avuto  una durata non superiore ai quindici giorni dall’apertura del cantiere; successivamente sempre da Piazza del Popolo si assicurava che il ponte sarebbe stato inaugurato e consegnato alla città prima dell’inizio dell’anno scolastico 2024. Ebbene, siamo a sabato 14 settembre 2024, la prima campanella è suonata lo scorso giovedì e il cantiere del ponte è ancora aperto.

Ben venga, dunque, la perizia sui lavori di consolidamento e messa in sicurezza ma alla luce di quanto appena affermato e descritto, ci chiediamo cosa manca davvero? Quanto dovremo ancora aspettare?

La terza tappa del nostro viaggio conduce in viale Italia e, sostando dinanzi “all’antico podere annesso alla Regia Scuola enologica per la viticoltura di Avellino”, non possiamo che plaudire alla notizia secondo cui entro l’anno il palazzo sarà inaugurato e restituito alla fruizione della cittadinanza e degli studenti dell’intero territorio provinciale.

Il complesso, completamente recuperato, è  ormai pronto a diventare “un vero e proprio campus della ricerca e dell’innovazione al servizio, tanto dell’Università del vino quanto delle imprese locali”.

Al suo interno saranno ospitati sette laboratori digitali, una moderna e funzionale aula magna e, tra l’altro, il museo regionale del vino.

Insomma, i vertici di Palazzo Caracciolo dimostrano una volta di più il loro attivismo, completando un “programma di edilizia scolastica” iniziato quando alla guida della Provincia di Avellino c’era l’onorevole Alberta De Simone, rendendo attivo e restituendo ai suoi vecchi fasti un monumento prestigioso e ricco di storia, a quasi 145 anni dalla sua realizzazione risalente al 1880.

Spostandoci dal centro, giungiamo in via Annarumma, dinanzi all’ex caserma dei vigili del fuoco. Ebbene, passa il tempo, cambiano le amministrazioni comunali ma continuano a mancare novità nel merito. Nel ricordare come sia già stata oggetto di più di un nostro sguardo e pur apprezzandone  il trasferimento nella nuova sede sicuramente più funzionale ed all’avanguardia, non può essere sottaciuta la scia di degrado e di abbandono che ci si è lasciati alle spalle.

Una curiosità: sapevate che l’edificio per un breve periodo è stato sede del liceo scientifico cittadino? Ora, come nel caso dell’ex ospedale Capone, non volendo minimamente entrare nel merito di eventuali criticità e/o difficoltà chiediamo e ci chiediamo: se ne immagina un progetto di riqualificazione? Esiste o no un ente attualmente responsabile della gestione dell’ex caserma?

Esiste o no un ente di vigilanza sulla gestione del bene? Invitiamo allora i comparti di competenza ad intervenire celermente ad evitare, anche in questo caso, il permanere di tale indecoroso status quo, anzi, anche qui ove  possibile o necessario, sarebbe auspicabile un intervento di Palazzo di Città a garanzia di una concreta, e soprattutto fruttuosa risoluzione della vicenda.

L’ex caserma di via Annarumma appare sempre più sola, spesso diviene involontario scenario dello scaricarsi delle più becere frustrazioni dei soliti vandali. Per altro, ci pare di ricordare che l’edificio sia stato oggetto di plurimo furto di rame.

Per non parlare dell’incontrollato sudiciume che attornia lo stabile ed i suoi spazi interni, nonché, parrebbe addirittura accertata la condizione di pericolo per la pubblica incolumità. Giustificato pertanto l’invito a ipotizzarne una futura rinascita o comunque la migliore soluzione possibile.  Anche in questo caso si tratta di un’ampia area che ora più che mai merita di essere bonificata e restituita alla dignità dell’ambiente circostante.

Ancora qualche esempio d’attenzione con l’auspicio che presto qualche buona nuova sul complesso di quanto appena affermato e descritto possa accendere nuovamente i nostri sguardi.

 

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