AVELLINO – Per offrirvi alcune considerazioni sullo strano Ferragosto che ci siamo lasciati alle spalle, prenderò le mosse facendo mio un passaggio della lettera consegnata alla nostra città dal vescovo Aiello nell’immediata vigilia della festa dell’Assunta: il riferimento è all’incipit della missiva in cui si allude “allo strano silenzio calato sulla città dopo lo scioglimento del Consiglio comunale”. Una decisione, quella della non prosecuzione dell’esperienza amministrativa, che avrà avuto motivi e finalità (spero) tutti ancora da chiarire e giustificare, ma che di certo ha mostrato una politica cittadina che in questi anni e in questi mesi si è rivelata incapace persino di badare a se stessa. Ma tant’è.
Ci saremmo aspettati una qualche “luminaria” a ricordare almeno il giorno della festa e ad omaggiare il passaggio della Madonna Assunta per le vie della città, il tutto, com’è ovvio, nel rispetto del clima di austerity imposto dal regime commissariale. Invece no, neanche questo: siamo passati dal troppo del recente passato, al niente dell’oggi. L’unico segno della festa la banda musicale, passata sotto le nostre finestre ed ai nostri balconi, quasi a risvegliarci dal torpore. Uno strano silenzio è calato sulla nostra Avellino, un silenzio quasi inquietante, che pervade strade, negozi, condomini, che ricorda, per riprendere ancora le parole di monsignor Aiello, il rispetto di “quel parlar sottovoce che fa da sottofondo quanto si è in casa di un malato”.
Ecco quel parlare sottovoce prende forma nel silenzio impotente di chi dovrebbe preparare la strada al rinnovamento evocato ed auspicato dal vescovo ma non ha parole da pronunciare per dare forma alla rinascita. Lo strano silenzio calato sulla città è, dunque, quello di chi vorrebbe rappresentare l’alternativa ad un triste passato ma non ha ancora argomenti validi, credibili per farlo e che soprattutto non ha fatto i conti con un passato che, in realtà, “non ha alcuna intenzione di passare”. Monsignor Aiello ci sta dicendo che oggi, come non mai, Avellino ha bisogno di rumore, di parole, azioni dirompenti capaci di soffocare quel sottofondo: “un rumore che può farsi anche frastuono fino a diventare armonia, amore che colmi il vuoto”.
Non solo, dunque, un durissimo atto d’accusa verso chi irresponsabilmente ha consegnato la città a questo presente ma anche e forse soprattutto un monito severo ed impietoso verso quanti dovrebbero prepararsi a scrivere pagine nuove: partiti, società civile, associazioni, insomma un’esortazione alla mobilitazione, “dinanzi all’ostinazione delle tenebre, nella consapevolezza che quanto più buie sono più si avvicina l’aurora”. Un invito, insomma, a dire di sì ad un sogno come quello della “Città giardino” del sindaco Di Nunno, a dire sì a chi è in grado di offrire un progetto programmatico, utile e realizzabile per la nostra città.
Intanto, nella ricerca di un “eppur si muove”, si sta per dire di sì al progetto “d’accesso alternativo” alla nostra Cattedrale, con la costruzione di una rampa “o ascensore a stantuffo” sul lato destro. Nel merito, non possiamo che esprimere tutta la nostra soddisfazione nell’apprendere che, forse anche grazie ad un nostro recente sguardo sull’argomento, all’impegno del Mid (Movimento italiano disabili) della Campania coordinato da Giovanni Esposito, della Curia, ed in particolare proprio del vescovo Aiello, della Regione Campania, della Sovrintendenza, del commissario Aias Avellino, Maurizio Arci, del commissario prefettizio del Comune di Avellino Giuliana Perrotta che hanno assicurato, in vario modo, piena disponibilità e sostegno a concorrere alla realizzazione della rampa, a breve ci sarà un incontro tra le parti, propedeutico all’inizio dei lavori ed entro l’anno ci sarà la consegna alla città del “rinnovato Duomo con la rampa”. Il nuovo “Duomo con la rampa”, dunque, per iniziare a costruire il futuro con l’apporto e la responsabilità di tutti: perché si possa dire che lo strano ferragosto del 2025 “fu l’inizio di un nuovo umanesimo e di una rinnovata responsabilità. Come un…rinascimento”.
A noi non resta che aspettare, pronti a registrare quanto di buono presto accadrà.
A margine, lo scorso sabato “si è spenta la Tv”. Non stiamo esagerando se la persona che vogliamo salutare è Pippo Baudo, l’uomo che, in qualche modo ha inventato, ha “fatto la televisione”, riuscendo in ogni sua trasmissione a far coesistere riflessione ed evasione.
Uomo di grande e vasta cultura entrava nella nostre case in punta di piedi sempre accompagnato da una correttezza, un garbo, un’eleganza, una tenerezza ed una misura di cui già si comincia a sentire la mancanza.
Era un maestro tanto per gli attori dello spettacolo quanto per gli spettatori, da lui c’era sempre qualcosa da imparare. Da lui, in fondo, abbiamo imparato un po’ tutti. Per uno strano gioco del destino ci ha lasciati senza far rumore, con la discrezione che gli era propria, in un sabato sera, “nel giorno del varietà, con un suo ultimo gesto artistico, quasi a voler chiudere un cerchio. Ciao, grazie Pippo.




