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    16/06/2024

L’occhio sulla città/Per un recupero di un’identità non del tutto perduta

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La Dogana di AvellinoAVELLINO – Non possiamo più continuare ad essere spettatori passivi di fronte alla plastica percezione di una città che offre sempre meno opportunità alle giovani generazioni e che  "fa poca cultura". Occorre, pertanto, che si creino tutte le condizioni necessarie ad un reale e concreto sviluppo di una proposta culturale e non solo.

Come riuscirci? Attraverso un lavoro sinergico tra amministratori comunali e cittadini: i cittadini comincino ad apprezzare nuovamente il valore del rispetto per ciò che è nostro e l'amministrazione comunale, dal canto suo, provveda a riconsegnare al loro antico splendore, valorizzandole, tutte quelle strutture che possano contribuire a farci recuperare, a far recuperare alla nostra città,  il senso dell'identità.

Dove è finito il progetto di recupero dell'ex Eliseo per il quale, ci pare di ricordare, è previsto un "ritorno alle origini"? La sua destinazione finale, infatti, dovrebbe tornare ad essere quella di una  casa del cinema  da dedicare al compianto Camillo Marino. Non sarà sfuggito ai più, peraltro che, l'Eliseo è stato storica sede del festival internazionale d'arte cinematografica "Laceno d'oro", ideato proprio da Camillo Marino e Giacomo D'Onofrio e, da qualche anno, tornata con unanime apprezzamento e consenso a  riempire,  nel piazzale antistante la struttura, le calde serate estive di molti avellinesi, e non solo.

Non va dimenticato, inoltre, il cantiere della Dogana, abbandonato ormai da lungo tempo e per il cui recupero ci pare di ricordare siano state avviate le procedure per l'esproprio e la conseguente, definitiva acquisizione da parte del Comune. Sarebbe un'ottima occasione, non solo per restituire questo splendido, storico edificio ai suoi vecchi fasti ma anche per far rivivere una zona della città  al momento un po' in sofferenza o, ancora, per tornare a incrementare il numero di sale cinematografiche  avellinesi che, dalle quattro di un tempo, ora  sono ridotte ad una sola.

Non  possiamo più permetterci di servirci del tempo come attesa inerte dell'oblio. Lo dobbiamo alla città, certo, ma lo dobbiamo ai tanti giovani avellinesi che, a buon diritto, decidono di andare piuttosto che restare, spaventati, sfiduciati, da un domani senza certezze per il futuro, ma soprattutto stanchi di guardar giorno per giorno la loro città spegnersi.

Riaccendiamo la nostra Avellino, consentiamole, insieme, il recupero di un'identità forse non ancora del tutto perduta.

 

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