AVELLINO – In più di un’occasione abbiamo rimarcato come il nostro Paese, tanto in ambito nazionale quanto in ambito europeo, continui ad occupare posizioni poco lusinghiere per grado d’istruzione. Un dato questo non certo smentito da un’interessante indagine pubblicata nei giorni scorsi dal Corriere della Sera: “Gli italiani e la grammatica, ecco gli errori più comuni”. Di seguito qualche esempio: qual’è invece che qual è, pultroppo invece che purtroppo, avvolte invece che a volte, al linguine invece che all’inguine, propio invece che proprio, cortello invece che coltello, salciccia o sarcicia invece che salsiccia , l’ho fatto a posta invece che l’ho fatto apposta, bè invece che beh”. Per non parlare degli errori da smartphone come, ad esempio, “ke fai? invece di che fai? tt questo invece che tutto questo, tt a posto o tt apposto invece che tutto a posto.
L’indagine condotta da “Libriamo”, media digitale dedicato ai consumatori di cultura, è stata realizzata su un campione di circa 1600 italiani di età compresa tra i 18 e i 65 anni, attraverso un monitoraggio online tra blog e principali social network, avvalendosi della consulenza di letterati, sociologi ed altri esperti e ha certificato come 7 italiani su 10 litighino con la grammatica e di conseguenza con la nostra lingua commettendo errori inquietanti nello scritto e nel parlato. Insomma, tra telefonini e social, l’italiano viene storpiato quotidianamente.
In fondo, questi errori non sono semplici distrazioni o disattenzioni grammaticali ma piuttosto spesso indicano una scarsa padronanza della lingua o anche, più grave, una progressiva perdita della padronanza di essa. Segno di un linguaggio sempre più superficiale e trascurato.
La nostra lingua è un diamante tanto prezioso quanto raro, da tutelare e preservare. Per farlo, però, com’è ovvio bisogna innanzitutto conoscerla. Come? Leggendo con regolarità (lo fa il 66% degli italiani), scrivendo correttamente prima di tutto a mano (lo fa il 43% degli italiani), evitando l’abuso di neologismi e parole straniere (lo fa il 31% degli italiani), allenando la mente con le regole dell’italiano (lo fa il 47% degli italiani).
Abbiamo voluto riportare una parte significativa di un’indagine più articolata, che invitiamo ad approfondire.
A contrappunto, c’è un dato positivo e importante che riguarda la nostra città: sono state indicate come eccellenti 6 scuole irpine sulle 8.150 italiane messe a confronto dalla Fondazione Agnelli, che ogni anno valuta gli istituti per la capacità e l’efficacia dimostrata nella preparazione degli studenti diplomati ed entrati nel mondo del lavoro e all’università.
Cinque licei sono nel capoluogo ed uno è ad Atripalda. Detti istituti sono inseriti nella graduatoria 2025 di Eduscopio e risultano tra i migliori d’Italia. Tre sono classici e sono nel capoluogo: si tratta del Pietro Colletta, del Convinto Nazionale e del Publio Virgilio Marone, quest’ultimo anche liceo del “Made in Italy” (per approfondimenti nel merito invitiamo alla rilettura del nostro sguardo del 2 marzo 2024). Altrettanti sono scientifici, con lo statale Paolo Emilio Imbriani e l’artistico-scientifico-sportivo De Luca ad Avellino e il Vittorio De Capraris ad Atripalda.
Valutando gli esiti universitari e lavorativi di 1.355.000 diplomati in tutta Italia, secondo la Fondazione Agnelli queste scuole rappresentano il top in Irpinia.
Il progetto “Eduscopio” valuta ogni anno i percorsi successivi dei diplomati partendo dalla qualità dell’offerta formativa delle scuole da cui provengono: in particolare, si guarda, “al percorso globale fatto negli anni della scuola secondaria media e superiore”, agli esami sostenuti, ai voti ed ai crediti formativi durante il loro primo anno di università.
Sottolinea ancora la Fondazione agnelli: “I risultati universitari permettono di formulare un giudizio sulla qualità delle scuole secondarie superiori sulla base di informazioni che provengono dagli atenei, enti terzi rispetto alle scuole stesse, dunque imparziali ma al tempo stesso fortemente interessati alla qualità delle conoscenze e delle competenze degli studenti.
È importante segnalare, infine, come tra gli istituti agrari, un ruolo di primo piano nella formazione, parrebbe essere stato riconosciuto all’istituto agrario, polo enologico e sede universitaria Francesco De Sanctis di Avellino.
Insomma, questo nostro sguardo corrobora la convinzione che l’istituzione non paga in contanti ma di certo paga nel tempo. E, dunque, se gli italiani litigano con la grammatica, Avellino e l’Irpinia hanno davvero buoni motivi per sorrider .
A margine, vogliamo esprimere tutta la nostra soddisfazione ed il nostro compiacimento alla proposta di intitolazione della piazza antistante l’Eliseo a Pier Paolo Pasolini, nella circostanza di una duplice ricorrenza: il cinquantesimo anniversario della scomparsa del poeta-regista e giornalista e la cinquantesima edizione del Festival fondato da Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio. La proposta, ribadita durante la prima serata del Laceno d’Oro 2025, è venuta da Quaderni di CinemaSud.
A quanto si apprende, la formalizzazione della proposta e l’intitolazione della piazza ci saranno nei primi mesi del 2026. Sarà l’occasione, ci si augura, di poter riconsegnare alla città anche il nuovo cinema Eliseo tornato finalmente alla sua vocazione originaria. Fiduciosi, auguriamo buon lavoro.







































