AVELLINO – Lo sguardo di questa settimana, vuol essere un consiglio di lettura o un’idea regalo in vista delle ormai prossime festività. Ho scelto “Caro Pierpaolo” ricordando due anniversari: il cinquantesimo anniversario dalla scomparsa di Pierpaolo Pasolini e la cinquantesima edizione del “Laceno d’Oro”, da poco andata in scena in città e in occasione della quale proprio Pasolini è stato definito dagli organizzatori del festival “nume tutelare” dei fondatori Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio, aspettando che al ricordo del grande poeta, regista e giornalista, venga intitolata, nei primi mesi del 2026, la piazza antistante l’Eliseo.
Se mi chiedeste di racchiudere questo libro in una frase vi direi che è la sublimazione di un sentimento, l’amicizia, espressa con l’amore, l’intimità e la tenerezza dell’autenticità. Un’intimità ed un’autenticità che si scorgono già dal titolo.
Ci si trova di fronte a qualcosa di straordinario, come straordinario e raro diviene il sentimento dell’amicizia man mano che passa il tempo: man mano cioè che i tempi si fanno difficili, complessi, inafferrabili e a volte anche drammatici.
Anche nell’incontro c’è qualcosa di diverso: oggi ci si incontra nelle fiere, ai convegni, insomma c’è quasi sempre bisogno di avere un motivo per incontrarsi; in quegli anni, negli anni di Pasolini invece, ci si incontrava ai caffè per caso. Era l’incontro che si fa curiosità, che si fa piacere.
Approcciando alla lettura di questo libro si ha la sensazione di essere dentro qualcosa di delicato: a volte, quando si maneggia una materia tanto delicata si ha il timore di violarla in qualche modo, invece no in questo caso no, si diventa parte discreta di un dialogo probabilmente mai interrotto tra l’autrice e Pasolini, lettera dopo lettera, si scopre un altro Pasolini, non quello provocatorio, fermo e intransigente bensì quello timido, dolce, umile e delicato d’animo. Riportato alla presenza della memoria in un’intensa e raffinata corrispondenza senza tempo, in cui l’amicizia si dipana attraverso lo sguardo, gli sguardi, i sogni: “quante cose contengono quelle due pupille pronte ad ingoiare il tempo. Ora vivi, infatti, solo nei miei occhi interni e ti muovi dentro lo straordinario spazio che lo sguardo degli occhi chiusi comprende”.
Pagine tra memoria, sogni e nostalgia. In una struttura narrativa dinamica in cui tutto è presente, è vivo e la dimensione onirica diviene spazio di confronto in cui affiorano ricordi e riflessioni. Non evocazioni di sogni ma racconto di esperienze vissute insieme: c’è il viaggio, ci sono le dure prese di posizione di Pasolini contro la borghesia che per lui, più che un’idea di classe, era essere contro tutto ciò che non è autentico, che in qualche modo sfugge dalla sincerità, dalla verità, dall’armonia, che il nostro identificava, invece “con il primitivo, con il mondo contadino”; c’è il tema dell’aborto, offerto al lettore con straordinaria delicatezza ma anche con la fermezza dell’attualità. Nel merito, toccante nel testo anche una testimonianza diretta dell’autrice. Insomma, c’è la realtà.
Senza dimenticare la poesia: perché Pierpaolo era prima di tutto un poeta.
Giunti al termine di questo splendido viaggio, chiudendo il libro ci prende una gran malinconia, la malinconia della separazione. Perché oltre ad essere un libro che riporta all’oggi e che, dunque, induce a domandarsi cosa direbbe oggi Pasolini o cosa avrebbe detto di cose che lui stesso aveva anticipato e che poi si sono verificate o sono accadute, “Caro Pierpaolo”è anche un libro di risposte. Un libro che consegna la scorrevolezza tipica del romanzo epistolare ed il valore della testimonianza autentica e tipica dei ricordi e del vissuto di due grandi amici.
Quelle di “Caro Pierpaolo” sono senza dubbio vere lettere scritte ad un amico, non si ha la sensazione di essere dentro “una forma stilistica”: sembra perfino che lo stesso Pasolini possa leggerle. Perciò, è importante che il libro resti patrimonio della generazione di Pasolini, certo, ma che soprattutto arrivi alla curiosità delle nuove generazioni e di tutti coloro che hanno desiderio di conoscere, comprendere e capire davvero chi era e chi è stato Pierpaolo Pasolini. Toccante! Buona lettura! Buon viaggio!
A margine: augurando a tutti voi lettori un sereno Natale ed un felice 2026, l’occhio sulla città dà appuntamento a sabato 17 gennaio.







































